D.Lgs. 128/2015 e Legge di Bilancio 2026: cooperative compliance e pace fiscale preventiva

Il regime di adempimento collaborativo (cooperative compliance) introdotto dal D.Lgs. 128/2015 e ampliato dalla Legge di Bilancio 2026 cambia radicalmente il rapporto tra impresa e Fisco. Non più contenzioso postumo ma dialogo preventivo: ruling anticipati, riduzione delle verifiche, certezza fiscale sulle operazioni complesse. Per le imprese che investono in un tax control framework strutturato, la cooperative compliance diventa uno strumento di governance fiscale e vantaggio competitivo.

Cooperative compliance: dal contenzioso alla collaborazione preventiva

Il rapporto tra impresa e Fisco in Italia è stato storicamente caratterizzato da un modello conflittuale: l'impresa dichiara, l'Amministrazione verifica, e il contenzioso — spesso lungo e costoso — è la via ordinaria per risolvere le divergenze interpretative. Il regime di adempimento collaborativo (cooperative compliance), introdotto dal D.Lgs. 128/2015 e significativamente ampliato dalla Legge di Bilancio 2026, propone un paradigma alternativo.

L'idea di fondo è semplice: se l'impresa adotta un sistema di controllo del rischio fiscale trasparente e verificabile, e comunica preventivamente all'Agenzia delle Entrate le operazioni che presentano profili di incertezza, ottiene in cambio certezza anticipata sul trattamento fiscale, riduzione delle verifiche e attenuazione delle sanzioni. È quella che possiamo definire una pace fiscale preventiva: non un condono ex post, ma un accordo strutturale sulla conformità.

COSA CAMBIA — La cooperative compliance è un modello di governance del rischio fiscale, non un beneficio fiscale né un regime agevolato: premia le imprese disposte a investire in trasparenza e controllo interno. La Legge di Bilancio 2026 ne amplia significativamente il perimetro di applicazione.

Quadro normativo e requisiti di accesso

Il D.Lgs. 128/2015

Il decreto ha introdotto il regime di adempimento collaborativo per le imprese con un volume di affari o ricavi non inferiore a 1 miliardo di euro (soglia successivamente ridotta). I requisiti essenziali:

  • Adozione di un sistema di rilevazione, misurazione, gestione e controllo del rischio fiscale (tax control framework)
  • Disponibilità a una comunicazione trasparente e tempestiva con l'Agenzia delle Entrate sui rischi fiscali rilevati
  • Assenza di condanne definitive per reati tributari a carico degli amministratori e dei soggetti apicali

Le novità della Legge di Bilancio 2026

La L. 199/2025 interviene su tre fronti strategici:

  • Abbassamento della soglia dimensionale: il regime diventa accessibile alle imprese con volume di affari o ricavi non inferiore a 100 milioni di euro, ampliando significativamente la platea dei potenziali aderenti
  • Estensione al gruppo: l'adesione della capogruppo può estendersi alle società controllate che adottano il medesimo tax control framework, con un'unica istanza e un unico interlocutore
  • Rafforzamento dei benefici: riduzione delle sanzioni amministrative fino al 50% per i rischi comunicati preventivamente, e accesso prioritario alla procedura di ruling preventivo su operazioni straordinarie

Procedura di ammissione

L'impresa presenta istanza all'Agenzia delle Entrate corredata dalla documentazione del tax control framework adottato. L'Agenzia svolge un'istruttoria — che può includere accessi e verifiche preliminari — e comunica l'esito entro 120 giorni. L'ammissione ha durata triennale rinnovabile.

Tax control framework: cosa significa avere adeguati assetti fiscali

Il tax control framework (TCF) è il sistema organizzativo, procedurale e documentale che consente all'impresa di identificare, misurare, gestire e controllare il rischio fiscale. Non è un documento statico ma un processo continuo che coinvolge l'intera organizzazione.

I componenti essenziali

  • Mappatura dei rischi fiscali: identificazione sistematica dei rischi per ciascuna area impositiva (IRES, IVA, ritenute, imposte indirette, transfer pricing, tributi locali) e per ciascun processo aziendale
  • Policy fiscali interne: regole e procedure che definiscono il comportamento fiscale dell'impresa, dalla gestione delle fatture alla classificazione delle operazioni straordinarie
  • Controlli di primo, secondo e terzo livello: controlli operativi (primo livello), funzione compliance (secondo livello), internal audit (terzo livello)
  • Reporting e comunicazione: flussi informativi verso il board, il CFO e l'Agenzia delle Entrate
  • Formazione continua: aggiornamento del personale coinvolto nella gestione fiscale

Raccordo con i modelli 231 e la compliance ESG

Il tax control framework non è un sistema isolato ma deve integrarsi con il Modello 231 (responsabilità amministrativa degli enti per reati tributari) e con la compliance ESG (in particolare la componente governance del rating). Un TCF ben progettato rafforza contemporaneamente il sistema di prevenzione dei reati tributari e il profilo di governance dell'impresa.

INTEGRAZIONE — Il tax control framework, il Modello 231 e il sistema di gestione ESG condividono la stessa logica: mappatura dei rischi, procedure di controllo, flussi informativi e audit. Progettarli in modo integrato riduce i costi e aumenta l'efficacia complessiva della compliance aziendale.

Benefici della cooperative compliance

Certezza anticipata

Il beneficio principale è l'accesso al ruling preventivo sulle operazioni che presentano profili di incertezza interpretativa. L'impresa sottopone il caso all'Agenzia delle Entrate prima di realizzare l'operazione e ottiene una risposta vincolante sul trattamento fiscale applicabile. Questo elimina il rischio di contestazioni successive e consente una pianificazione affidabile.

Riduzione delle verifiche

Le imprese ammesse al regime sono sottoposte a un monitoraggio continuativo ma non a verifiche generali o accertamenti analitici-induttivi. Le eventuali verifiche si concentrano sulla correttezza del tax control framework e sulla coerenza tra rischi comunicati e comportamento effettivo.

Attenuazione delle sanzioni

Per i rischi fiscali tempestivamente comunicati all'Agenzia, le sanzioni amministrative sono ridotte fino al 50%. Questa protezione opera anche in caso di successiva divergenza interpretativa, purché la comunicazione sia stata completa e tempestiva.

Vantaggio reputazionale

L'adesione alla cooperative compliance è un segnale di affidabilità verso il mercato, le banche, gli investitori e i partner commerciali. Nel contesto dei rating ESG — dove la governance fiscale è un fattore sempre più rilevante — la cooperative compliance rappresenta un vantaggio competitivo misurabile.

Casi operativi

Caso 1 — Gruppo automotive con transfer pricing infragruppo

Un gruppo italiano del settore automotive con 5 società controllate in Europa e un fatturato consolidato di 250 milioni di euro. Le transazioni infragruppo (vendite di componenti, royalties su marchi, servizi gestionali) generano un rischio transfer pricing significativo.

Soluzione: adesione alla cooperative compliance con TCF focalizzato sul transfer pricing. Ruling preventivo sulla politica dei prezzi di trasferimento e sulle royalties. Risultato: eliminazione del rischio di doppia imposizione e certezza sui margini allocati a ciascuna società del gruppo.

Caso 2 — PMI retail con crediti d'imposta PNRR

Una PMI del settore retail con fatturato di 120 milioni di euro che ha investito in digitalizzazione e sostenibilità utilizzando crediti d'imposta PNRR e investimenti in ZES Unica. L'incertezza sulla corretta documentazione e spettanza dei crediti genera rischio di recupero.

Soluzione: ruling preventivo sulla spettanza e corretta documentazione dei crediti d'imposta. Certificazione anticipata della fruibilità, con eliminazione del rischio di accertamento successivo.

Caso 3 — Holding immobiliare con operazioni straordinarie

Una holding familiare con patrimonio immobiliare di 15 milioni di euro che pianifica una scissione parziale per separare il patrimonio immobiliare dal patrimonio operativo. Rischio: contestazione della neutralità fiscale dell'operazione per presunta finalità elusiva.

Soluzione: ruling preventivo sulla neutralità fiscale della scissione ai sensi dell'art. 173 TUIR. Certezza anticipata sull'assenza di profili elusivi e sul trattamento delle plusvalenze latenti.

Come prepararsi alla cooperative compliance

Checklist per il board

  • Valutazione di fattibilità: verifica dei requisiti dimensionali e della predisposizione organizzativa
  • Gap analysis: mappatura dello stato attuale dei controlli fiscali rispetto ai requisiti del TCF
  • Progettazione del TCF: definizione dell'architettura del sistema di controllo, delle policy e dei flussi informativi
  • Implementazione: realizzazione del TCF con coinvolgimento di tutte le funzioni aziendali rilevanti
  • Testing: verifica del funzionamento effettivo del TCF su un periodo di prova
  • Istanza: presentazione della domanda di ammissione corredata dalla documentazione completa

Timeline indicativa

La progettazione e implementazione di un TCF richiede tipicamente 8-12 mesi dalla decisione del board all'istanza di ammissione. La fase di istruttoria dell'Agenzia aggiunge ulteriori 4-6 mesi. È un investimento di medio periodo che produce benefici strutturali e duraturi.

Errori da evitare

  • Considerare la cooperative compliance un bollino formale: il TCF deve essere un sistema vivente, non un documento da archiviare — l'Agenzia verifica la sua effettività, non la sua esistenza cartacea
  • Non coinvolgere il board e gli organi di controllo: la cooperative compliance è una decisione di governance che richiede il committment del vertice aziendale
  • Sottovalutare l'onere documentale continuativo: il regime richiede una comunicazione costante e tempestiva con l'Agenzia, con risorse dedicate
  • Non integrare il TCF con la compliance 231 e HSE: progettare sistemi paralleli e non integrati moltiplica i costi e genera inefficienze
  • Attendere passivamente: la soglia dimensionale ridotta a 100 milioni di euro apre il regime a migliaia di imprese italiane — chi si muove prima costruisce un vantaggio competitivo

Conclusione

La cooperative compliance rappresenta un cambio culturale nel rapporto tra impresa e Fisco: dalla logica del contenzioso postumo alla logica della collaborazione preventiva. Per le imprese che investono in governance fiscale strutturata, i benefici sono concreti e misurabili: certezza anticipata, riduzione del rischio sanzionatorio, vantaggio reputazionale.

La Legge di Bilancio 2026, abbassando la soglia dimensionale e rafforzando i benefici, rende la cooperative compliance accessibile a una platea molto più ampia di imprese italiane. Il momento per valutare l'adesione è adesso.

Puglisi Law Firm affianca le imprese nella progettazione e implementazione del tax control framework, nella gestione del processo di ammissione e nel dialogo continuativo con l'Agenzia delle Entrate.